Stegal67 Blog

Sunday, May 24, 2009

Premessa.
Sono anche io un po’ vanitoso. Insomma... va bene il low profile da impiegato panzottello, però se di tanto in tanto qualcuno mi fa dei complimenti mi metto anche io a scodinzolare felice come un bracchetto!
Così stasera.
Mando le iscrizioni per il Trofeo delle Regioni. Iscritto in M35, come “il Bellini”, Rusky e Atty. Il primo che rinsavisce è Atty: “Ma quanto è lunga ‘sta M35?”. Rapida ricerca... Stica! 12 chilometri sforzo... maaaaaaa, ma com’è che l’occhio mi cade sulla scritta “M40”?
Accidenti! Ormai corro praticamente solo in Trentino o agli Highlands Open, e lì mica c’è la M40... si passa dalla M35 alla M45.
In pratica, è successo che “il Bellini” si è inserito scientemente in M35 e gli siamo andati tutti dietro.
Panico!
Parte la richiesta di rettifica con spiegazione del perchè e del percome io ormai mi sono bevuto il cervello e non ho controllato le categorie (io che dico sempre agli Uellini di farlo!), e tra una mail ed un sms ed una telefonata arriva un messaggio.

Testo del messaggio.
“Visti i risultati di oggi, secondo me non sfigureresti mica nell’M35. L’ombra magari puoi lasciarla in M40...”

Bene. Dato che so chi mi ha scritto quel messaggio (e non è mica uno qualunque!), annuncio al popolo orientista che in questo momento sono alto 3 metri e 80, cammino a 50 centimetri da terra e Brad Pitt mi fa un baffo! E sto scodinzolando come un bracchetto!

Innanzitutto diciamo che questa faccenda dell’ “ombra” sta prendendo piede. Io ho fatto outing ma oggi almeno cinque amici al Rifugio Maranza mi parlavano della loro ombra... e anche questo mi rende felice perchè in fondo vuol dire che non sono l’unico a pensare che tra tutti gli avversari in classifica, a tanti piace di più lasciare indietro i nostri limiti e le nostre titubanze. Anche Walter Peraro oggi è arrivato al traguardo sorridente e mi ha detto “Oggi abbiamo sconfitto il bosco!”.

Il bosco di Maranza, appunto. Ovvero: dove non avrei dovuto andare. Perchè tra campionati italiani, altoatesini, HOP, coppe Italia, due giorni di qua e di là e poi JTT il calendario del “vorrei ma non posso” stava per creare una settimana di pausa proprio in corrispondenza della gara a Maranza. Che non è la Maranza dell’Alto Adige (Meransen), e quindi nel gruppo GOK-the-originals si pensava già ad un fine settimana di lavaggio panni e pulizia della vituperata casetta.

Poi tra le previsioni del caldo torrido di Milano e il “in fondo perchè non fare un’altra trasferta” visto che il posto è bello, l’unica remora era rimasta il fatto che la trasferta fosse per una gara sola. Detto = fatto: gara al sabato pomeriggio al Passo del Cimirlo e les jeux sont faits!

Inciso sulla gara al Cimirlo.
C’erano una volta le gare del CSI con 30 partecipanti e percorsi tranquilli da scampagnata orientistica... c’erano, appunto! Oggi le (belle!) gare del CSI si accompagnano a percorsi temibili, ed hanno persino guadagnato nella partecipazione: se da un lato si sfiorano i partecipanti di un Trofeo Interregionale Nord-Ovest, dall’altra non saprei dire se è stato più duro il “Trofeo della Grotta” nel pomeriggio della staffetta italiana di Jenesien, la gara alle Pozze di Sant’Osvaldo nell’agosto 2008 o quella di ieri al Cimirlo. Così a naso direi quella alle Pozze tracciata da Federico Sbetta... te possino! :-) ma le altre due di Augusto Cavazzani si piazzano a breve distanza. In ogni caso una bella sabato-pomeriggio per assaggiare le salite della zona e per vedere un bosco del tutto nuovo a pochissimi passi da Trento (e poi non venitemi a dire “eh! sai... Trento non è mica bello come il Primiero...” ... ma venite a Milano a giudicare, poi vediamo!!!).

Sana mangiata serale e poi compattamento domenicale del gruppo GOK al Rifugio Maranza (dove in totale buona fede ho potuto usufruire del parcheggio VIP, essendo tallonato dal Maresciallo in persona lungo la salita). Il tutto in tempo per vedere l’arrivo in scioltezza su una erta da paura del campione del mondo di corsa in montagna Molinari e di tanti altri appassionati del genere (tra cui anche alcuni attempati e anche mica tanto snelli signori, il che consente a Bibi di apostrofarmi con un “tra qualche anno potrai sempre provare con la corsa in montagna...”).

La gara.
La gara è stata veramente bella, tecnicamente prima ancora che fisicamente. Direi proprio “challenging”.
Vorrei lanciare un parametro di confronto per le gare orientistiche.
Se gli impiegati panzottelli che non corrono molto riescono a fare, per almeno metà gara, una prestazione parallela a quella dei migliori (escluso il Maresciallo hors-categorie), allora la gara è inequivocabilmente di O-R-I-E-N-T-E-E-R-I-N-G.
Io mi offro come cavia per la categoria “impiegati panzottelli”.

Partenza non facile, a valicare subito delle belle collinozze con discese da affrontare con il rallentatore di velocità, ma il radar da zona punto deve entrare in funzione immediatamente. Cosa che con il punto 2 non mi riesce bene, infatti da dietro arriva bello come il sole Andrea Cip con un passo da giornata delle grandi prestazioni. Alla 3 raccatto ma vengo prestissimo staccato dall’amico Enrico Isma, un altro che “se riuscissi a correre come lui” mentre Cip se ne va indisturbato oltre l’orizzonte. Alla 4 sono da solo. Alla 5 arrivo al punto e... da 3 punti diversi sbucano Cip, Enrico e la new entry Marco Giovannini! In zona anche Ennio V. altra tuta dei pandughi.

Punto 6 nuovamente da solo, ma alla 7 mi accorgo che il punto sta a sinistra e non a destra della lingua di terra... mi lascio crollare di schiena sullo scosceso pendio terroso mentre con i piedi remo per non perdere velocità di caduta (si Paolo! Quello che hai sentito ero io...) e di nuovo nel piccolo orizzonte della lanterna ci sono Enrico, Marco ed Ennio.
Per il punto 8 ritorno da solo, ma nell’attaccare il punto entrano in scena da destra ancora Enrico e Marco. Prendo la direzione del punto 9 e sento una voce... il Cip!... che mi supera da dietro lungo la salita.

Direi che ce n’è di basto ed avanzo per considerare il “parametro” di cui sopra!
A questo punto la stanchezza prende un po’ il sopravvento. Davanti non vedo più nessuno fino ad una difficile buca sul costone sulla quale mi fanno da riferimento ancora Ennio ed Andrea Segatta. Poi Andrea volerà via con i piedi alati, mentre io ed Ennio arriveremo insieme (su scelte sempre moooolto personali e, le mie, discutibili... se non altro quelle che mi vedono ancora crollare sulla schiena per affrontare a mo’ di toboga i pendii terrosi!) fino al traguardo.
In classifica mi troverò battuto di poco da Enrico I. che non ha mollato la presa sui primi, mentre nel carniere addirittura infilo per la prima volta (statisticamente prima o poi doveva capitare) lo scalpo di Rudi Mair!

Che dire... a posteriori, questa trasferta sulla Marzola mi ha a dir poco esaltato. I boschi sono veramente tecnici, la visita al rifugio è paesaggisticamente attraente, l’accoglienza è sempre ottima ed è stato veramente a malincuore che abbiamo ripreso la strada di casa. Credo che questa carta meriterebbe un appuntamento ancora più importante, purtroppo c’è il limite di una situazione logistica veramente estrema per portare i concorrenti al ritrovo. Forse una piccola aggiustata alle curve di livello in qualche punto non guasterebbe (per quanto può capirne l’impiegato panzottello).

Ma per quanto riguarda quest’ultimo punto non è che me ne importi tanto in questo momento sono alto 3 metri e 80, e cammino a 50 centimetri da terra. E sono un orientista: quel mollaccione di Brad Pitt lo lascio ad Angelina Jolie!

Ps: se qualcuno avesse una cartina M35 di avanzo... la mia si è disintegrata durante l’ultima “tobogata” sulla discesa verso la 100!

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