Stegal67 Blog

Saturday, March 05, 2016

Ma che MOO!


Il titolo probabilmente potrebbe rappresentare qualcosa solo per coloro che hanno anche solo vaghi ricordi delle hit di Raffaella Carrà dei primi anni ’70. Ma da domenica scorsa, il titolo è sicuramente comprensibile a tutti coloro che hanno preso parte al MOO Challenge di Milano, competizione di ori-boh? Troppo particolare per entrare nei vari calendari federali, con orchestra diretta dal maestro Remo Madella. Di che cosa si tratta, si chiederanno tutti i lettori, visto che non ce ne è traccia nei sito Fiso? (ma, essendo questo un blog orientistico, ci sono forti probabilità che si tratti di qualcosa legato all’orienteering..). Gli ingredienti sono molto semplici. Si prendono un sacco di cartine (alla fine saranno ben 9!). Si prendono squadre di orientisti, di semi-orientisti (cioè squadre composte da un orientista e da una vittima sacrificale), di podisti con particolare predisposizione alla “voglio essere figo come Indiana Jones!”, poi famiglie con bambini, bambini senza famiglie e chi più ne ha più ne metta. Poi li si manda in giro per Milano a caccia di punti di controllo. Per rendere la cosa ancora più memorabile, i punti di controllo si possono raggiungere anche con l’ausilio dei mezzi pubblici ATM (ma alla fine la mia squadra metterà nelle gambe parecchi chilometri più di 20!) e non sono le classiche lanterne bianche ed arancioni, bensì quesiti a livello di Street-O-View, o NASA o GCHQ (Her Majesty's Government's Signal Intelligence)…

Per spiegarlo in altre parole, ad uso di coloro che si fossero messi in visione ed all’ascolto su questo gnocco minerale chiamato Pianeta Terra proprio adesso ma avessero vissuto la Milano di fine anni’80, diciamo che si torna a livello dei mitici “Border Trophy” organizzati da Radio Popolare, che solo chi ha passato un’ora della notte a contare le traversine del tram attorno al cimitero di Musocco può capirne il fascino: il Border Trophy era infatti una caccia al tesoro (ho usato le parole “caccia al tesoro”? su un blog orientistico???) radio-comandata in una epoca nella quale non c’era internet e gli smartphone, durante la quale se volevi trovare una informazione dovevi coinvolgere quanti più amici possibili disposti ad essere svegliati nel cuore della notte (dalla cabina telefonica) per trovare le risposte a qualche quesito o per trasportare un televisore in qualche via remota della città… e occorre considerare che i miei amici erano tutti della mia età, poco più che diciottenni! Quindi vivevano ancora con i genitori i quali, al trillo del telefono di casa alle due di notte, prima rispondevano incaxxati come bestie e poi passavano direttamente agli insulti pesanti (verso il chiamante e verso il figlio degenere).

Comunque quel genio in azione di Remo Madella ha congegnato un MOO Challenge che lo mette immediatamente in prima posizione nella classifica delle “gare TOP” del 2016 (con forte possibilità di mantenere primato o almeno podio fino al 31 dicembre) e dei desideri orientistici 2017. Nonostante infatti in gara io mi sia sciroppato (non da solo, come si leggerà…) parecchi chilometri - più di 20 - nelle gambe, nonostante io abbia preso in zucca il diluvio per più di 5 ore (grazie meteo di Milano grazie), nonostante il mio cervello - a furia di risolvere quesiti e pensieri laterali - non riuscisse più a pensare a qualcosa di lineare… devo ammettere che il momento più difficile della giornata è stato quello appena prima di uscire di casa, quando ho dovuto scegliere l’abbigliamento più adatto per affrontare il Challenge: jeans da passeggiata all’aperto o abbigliamento tecnico da maratoneta? Il problema è nato nel momento in cui, dopo essermi iscritto al Challenge con PLab (il che avrebbe assicurato alla squadra un cervello di primissimo ordine – il suo - nel risolvere qualunque tipo di quesito, anche di tipo tecnologico visto che una certa manualità nell’uso dello smartphone era necessaria, mentre io “I’m from the past”), sono migrato nottetempo nella squadra mista italo-slovena con Rusky che, ricordo a tutti, prima di attraversare il confine di Fernetti si era preso il lusso di vincere due campionati italiani a staffetta. E quindi sarebbe stato lui a dettare il ritmo gara e le redini della parte orientistica.

Già… ma come avrebbe affrontato il Challenge l’amico Rusky? In modalità tranquilla da “passiamo una giornata in giro per Milano e vediamo che succede” o in modalità competitiva stile “coltello tra i denti, e chi si para tra noi e la soluzione di un quesito viene piallato all’istante”? Per non saper né leggere né scrivere, a costo di fare una figura di tolla al ritrovo, mi sono messo in modalità maratoneta. Ho sorriso, avvicinandomi al ritrovo, nel vedere che anche Rusky si era messo i suoi pantaloni tecnici da corsa… ho sorriso meno nel vedere che al posto di scarpe ultraleggere da corsa indossava un paio di scarponcini che a me, al solo indossarli, avrebbero fatto venire le vesciche! Breve scambio di contumelie tra noi, una occhiata al diluvio che non smette ed al fondo del terreno che in alcune zone minaccia fango… e alla fine Rusky cede e indossa le scarpe da corsa, seppure mantenendo il suo atteggiamento da “si parte piano, che la giornata è lunga”. Ed io a queste parole immediatamente ritorno alla memoria alla primissima O-Marathon degli Altipiani, quella rimasta famosa di Passo Coe, quella nella quale Rusky ed io eravamo partiti nelle retrovie al grido di “partiamo piano, e poi insultiamo tutti quelli che raccoglieremo lungo il percorso” (Rusky raccattò me, sfinito, a due terzi di gara, e lì si che volarono insulti… ed è stato anche grazie a quelli che poi sono arrivato al traguardo).

Per mia fortuna, abitando nello stesso quartiere di Remo che ha avuto il buon naso di posizionare partenza ed arrivo molto vicini a casa sua, non devo sbattermi molto per arrivare al ritrovo. Ma a conti fatti il chilometro fatto per arrivare al ritrovo, alla Chiesa Rossa, sarà l’unico passaggio noioso del MOO Challenge. Dopo un briefing efficace e significativo, siamo pronti per partire! Via!!!






(parco della Chiesa Rossa)


Da lì’ ci si sposta nel fango del Parco del Ticinello… 


(parco del Ticinello – primi quintali di fango che si attaccano alle scarpe)

… ed è il momento di affrontare il primo trasferimento sulla linea Verde della metropolitana.

(carta ATM – appositamente realizzata per il MOO)

La sorpresa di trovare sullo stesso vagone i grandi favoriti Viola e Alessio, e poi la nostra scelta è quella di affrontare la messe di punti della zona di Piazza Gae Aulenti e Stazione Garibaldi.



Attorno alla Stazione Garibaldi, piccolo shock: stiamo correndo come bestie ma siamo sempre alle calcagna di PLab e Bibi, che forse non corrono molto ma risultano evidentemente molto efficaci nella parte “quesiti”. Da Garibaldi, ci buttiamo a nord sulla linea Lilla: Bicocca e quartiere Greco sono praticamente deserti alle 11 del mattino di una domenica di diluvio, e sembra di correre in una ghost town postnucleare mentre attacchiamo scalinate, parchetti, la malefica Collina dei Ciliegi (che mi dovrò sorbire in salita per due volte), i passaggi sopra la ferrovia ed i pertugi dove i writers ed i graffitari hanno lasciato tracce del loro passaggio che dobbiamo scoprire nei quesiti posti dal regista di tutto il MOO.


Affrontiamo Greco in corsa, al massimo delle nostre possibilità, perché non vogliamo mancare il punto bonus a Porta Romana dove arriveremo con 25 minuti di anticipo rispetto alla chiusura del cancello orario e con pochi minuti di vantaggio sui diretti inseguitori – la squadra di Giorgio e Chiara Gatti. Nuovo trasferimento verso il centro di Milano in metropolitana, dove saliamo grondanti pioggia, sudore, fatica e un certo afrore dato da una competizione che supera ormai le tre ore di corsa, cosa che provoca il pubblico disprezzo di alcuni passeggeri (quelli italiani fighetti che vanno in centro a fare colazione tardi) ma anche i commenti sorridenti di qualche turista straniero che si trova improvvisamente coinvolto in una cosa che non ha sicuramente trovato sulle guide turistiche.

Zona Duomo ci vede partire in caccia come degli Stukas, nonostante i tentativi di fermarci sia da parte di qualche intervistatore improvvisato (sotto i portici di Piazza del Duomo) che di una macchina della Polizia Locale che improvvisamente vede sfrecciare davanti a sé in Piazza Dante sotto la pioggia incessante due ossessi con gli zaini (la macchina ci seguirà fino all’ingresso di Foro Bonaparte, dove si corre… e si corre… e si corre ancora!). Ogni tanto percepiamo la presenza di qualche altro concorrente, anche se siamo ormai sparsi per tutta la città; l’ultima voce che ricordo sono i complimenti e gli incitamenti di due squadre che, in pieno Foro Bonaparte, vedono il mio foglio delle risposte ai quesiti praticamente pieno, oltre alla mia tenuta da naufrago (da tanto che sono fradicio) mentre loro girano con gli ombrelli…

L’ultimo assalto è quello in zona Darsena: scelta di percorso per risalire verso la darsena da Viale Gorizia e non da Via Vigevano, e poi alla grande sugli ultimi quesiti fino ad arrivare in Piazza XXIV Maggio, dove vorremmo prendere il tram numero "3” per riportarci in zona arrivo.

E qui succede la cosa che, a conti fatti, renderà ancora più memorabile il Challenge: il “3” è bloccato! (lo so ben io che lo prendo tutti i giorni per andare in ufficio). Dopo un attimo di scoramento, visto che siamo in gara da 4 ore e 20 minuti e siamo stanchissimi, Rusky prende la decisione che ci regalerà alla fine una incredibile quinta posizione in classifica generale: se il tram è bloccato, possiamo correre gli ultimi chilometri verso il ritrovo cercando di rimanere DAVANTI al tram sul quale sono presumibilmente bloccate altre squadre (la previsione si rivelerà azzeccata). Quindi via di corsa: alla pensilina di Via Lagrange, il nostro vantaggio sul tram è di 9 minuti, che restano 9 alla prima pensilina di Via Meda, che poi diventano 8 e poi 7 all’attraversamento della circonvallazione.
Il tram guadagna terreno, lo zaino di Rusky decide che ne ha abbastanza e si apre in due costringendoci a correre con parte dell’attrezzatura in mano… alla pensilina di Via Bonghi abbiamo ancora 6 minuti di vantaggio sul tram, che restano 6 all’attraversamento dell’ultima circonvallazione. Da lì in poi è l’ultima fatica e le ultime staffilate nei muscoli, dovute anche alla mia pessima scelta nell’ingresso in zona arrivo (ormai con il cervello cotto): mi butto prima a sinistra, seguito fiducioso da Rusky, e poi dopo un centinaio di metri inversione a U e ci precipitiamo sul lato opposto. Alla fine il responso sarà una quinta posizione in 4 ore 3 36 minuti di pazza competizione!

Che dire alla fine di questa avventura? Complimenti a Remo! Complimenti e un “a ritrovarci” ad una prossima edizione. Complimenti anche a Rusky che mi ha trascinato attraverso tutta Milano, io in stile peso morto o quasi, per un tempo nel quale avrebbe potuto tranquillamente finire una maratona. Complimenti a Rusky e grazie per il divertimento, la compagnia e le emozioni! E complimenti anche a tutti quanti gli altri partecipanti di questa edizione del MOO Challenge. Ci vediamo alla prossima edizione.

6 Comments:

At 10:19 AM, Blogger Fabio Storti said...

in questo genere di cose Remo è insuperabile...chapeau

 
At 11:21 AM, Blogger Stefano Zonato said...

Domanda: ma la Collina dei Ciliegi è quella di Rapetti Mogol - Battisti ?

 
At 12:28 AM, Blogger Stefano said...

Non so se la Collina dei ciliegi l'abbiano chiamata così per motivi artistici... ma so che adesso risuona delle mie imprecazioni! L'ho fatta tutta fino in cima due volte: la prima per controllare una risposta (e per far vedere a Marco che le ripetute in salita le ho fatte davvero quest'inverno!); la seconda per scelta tecnica di Marco: è vero che siamo piombati al volo sul punto, ma che fatica!!!

 
At 7:17 AM, Blogger Stefano Zonato said...

E' quasi sempre dietro la Collina il sole ...

 
At 7:23 AM, Blogger Stefano said...

Il sole l'ho visto solo il giorno dopo... solo acqua durante il MOO :-)

 
At 9:32 AM, Anonymous Larry (che, come hanno visto tutti a Lipica, ha smesso) said...

Quindi sei pronto per la Corsa dei Cinghiail, cui questa della mucca è chiaramente ispirata...

 

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